Marco Vitruvio Pollione è stato architetto e scrittore, attivo nella seconda metà del I sec. a.C.
È ed è stato il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.
Le poche notizie sulla sua vita si deducono dalle note autobiografiche che riportava sui propri trattati.
Probabilmente è stato ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare e poi architetto-ingegnere sotto Augusto.
Il De Architectura è l'unico testo latino di architettura giunto pressoché integro, fino a noi.
Ancora oggi è un testo importante e di grandissimo valore per la realizzazione di opere che guardano all'impiego di materiali naturali, bioclimatici e passivi.

dal Libro Primo - del De Architectura di Marco Vitruvio Pollione,
nella traduzione di Berardo Galiani, stampato in Venezia il 1854
Il trattato De Architectura fu scritto, probabilmente tra il 29 ed il 23 a.C.

Leggendo le sue pagine, ci ritroviamo di fronte ad una attualità inaspettata, divertente e riflessiva.


LIBER PRIMUS - CAPO VI
DELLA DISTRIBUZIONE , E SITUAZIONE DELLE FABBRICHE DENTRO LE MURA

CAPUT V - DE DIVISIONE ET DISPOSITIONE OPERUM, QUAE INTRA MUROS SUNT

Scrive Vitruvio:

Fatto che sarà il giro delle mura, resta a farsi la distribuzione del suolo di dentro, e la propria direzione delle strade e de' vicoli, secondo i giusti aspetti del cielo. Sarà propria la direzione, se si penserà ad escludere da' vicoli i venti: i quali se sono freddi, offendono: se caldi viziano: se umidi, nuocono. Onde si dee sfuggire questo difetto, e porre mente, che non succeda quel, che suole accadere in molti paesi: fra questi è la città di Mitilene nell'isola di Lesbo, la quale è fabbricata con magnificenza e bellezza, ma non è situata con giudizio. Quando soffia l'Austro, la gente si ammala: quando Maestro, tossono: e colla Tramontana si ristabiliscono: ma ne' vicoli e nelle strade non si può resistere per la veemenza del freddo.

Il vento altro non è, che un'onda d'aria, che corre con vario aumento di moto. Si genera quando il calore opera sull'umido, perché allora la violenza del calore estrae il soffio del vento.
E che così sia, si può ricavare dalle eolipile di rame, perché colle artificiose invenzioni della natura possiamo accertarci delle vere cause delle arcane operazioni del cielo. Sono le eolipile vasi di rame vuoti con una bocca strettissima, per la quale si empiono d'acqua: indi si pongono al fuoco, e si osserva che prima di riscaldarsi non spirano vento alcuno; ma subito che cominciano presso il fuoco a bollire, formano un soffio violento. Così da una piccola e breve sperienza si possono ricavare ed indagare le grandi ed incomprensibili proprietà della natura, del cielo e dei venti.

Se i venti dunque si sapranno tenere lontani, non solo sarà salubre il luogo per i corpi sani, ma anche se per altra cagione correranno delle infermità, le quali in altri luoghi anche sani si hanno a curare con medicina contraria, in questi si saneranno più presto, per lo temperamento riparato da' venti. Le infermità, che difficilmente si sanano ne' luoghi sopraddetti, sono la corizza, l'artitride, la tosse, la pleuritide, la tisichezza, lo sputo di sangue, e tutti quelli in somma, i quali si sanano non col togliere, ma coll'aggiungere. Questi mali difficilmente si sanano: prima perché nascono dal freddo: secondo perché dopo che sono le forze indebolite dal male, l'aria agitata dal moto de' venti sempre più esinanisce, e tira il succo da' corpi patiti, e li rende più deboli: come all'incontro l'aria dolce e grossa, la quale non soffre frequenti flussi e riflussi, e sta in un quieto riposo, aggiunge alle loro membra, e nutrisce e sana coloro, che sono inciampati in tai mali.

Hanno voluto alcuni, che i venti non fossero, che quattro, dall'oriente equinoziale, il Levante: dal mezzogionro, l'Ostro: dall'occidente equinoziale, il Ponente: e dal settentrione, la Tramontana.
I più esatti ne danno otto, fra questi specialmente Andronico Cirreste, il quale eziandio ne eresse in Atene per esemplare una torre di marmo a otto facce, in ciascheduna delle quali fece scolpire l'immagine di ciascun vento dirimpetto alla sua propria direzione: terminava la torre in un lanternino di marmo, sopra del quale situò un Tritone di bronzo, che stendea colla destra una verga sopra la immagine di quel vento che soffiava. I venti dunque sono fra Levante ed Ostro, dall'oriente iemale, lo Scirocco: fra Ostro e Ponente, verso il ponente iemale, il Libeccio: fra Ponente e Settentrione, Maestro: fra settentrione e Levante, Greco: e in questo modo parmi di aver espresso il numero, i nomi e i luoghi onde spira ciascun vento.

Ciò saputo, per ritrovare gli aspetti e le direzioni loro si farà in questa maniera.
Si situi nel mezzo della città un piano di marmo ben livellato, o pure si spiani e si livelli quel luogo, sicché faccia le stesse veci. Nel punto di mezzo si situi un gnomone di metallo, che faccia ombra, il quale perciò in greco si chiama sciantheras: si prenda, e si segni con un punto, un'ora circa prima di mezzogiorno, l'estremità della lunghezza dell'ombra, con questo intervallo e centro si descriva un cerchio. Si osservi parimente dopo mezzogiorno l'ombra di questo gnomone, la quale va crescendo, ed ove toccherà la circonferenza del cerchio, sicché sarà l'ombra del giorno eguale a quella della mattina, si segni un punto. Facendo centro in questi due punti si descrivano due cerchi che s'intersechino: e per la intersezione e il centro di mezzo si tiri una linea sino all'estremità: questa indicherà il mezzogionro e il settentrione.
Fatto ciò, si prenda la decimasesta parte di tutta la circonferenza, e fatto centro in quel punto, ove la tocca la meridiana, si segnino in essa circonferenza i punti a destra e a sinistra, cioè tanto dalla parte di mezzogionro, quanto di settentrione: quindi per questi quattro punti si tirino fino alla circonferenza le linee che s'intersecano nel centro. Così si avrà un'ottava parte per l'Ostro e una per la Tramontana: le altre ottave parti, tre a destra e tre a sinistra, si devono distribuire in tutta la circonferenza, in modo che siano otto parti eguali per gli otto venti. Ciò fatto, le direzioni delle strade e de' vicoli si tireranno per gli angoli fra le due direzioni de' venti, ed in questa maniera e con questa distribuzione si verrà a tenere lontano dalle abitazioni e dalle strade la molesta violenza de' venti. Che se le strade saranno tirate dirimpetto alla direzione dei venti, entrando questi dall'aperto spazio del cielo in copia e violenza grande, perché vengono a ristringersi dentro le bocche de' vicoli, si aggireranno con maggior possenza. Debbono dunque le strade essere tirate opposte alla direzione de' venti, acciocché quando questi soffiano, si frangano a' cantoni dell'isole delle case, e ribattuti si disperdano.
Si meraviglieranno forse coloro, i quali sanno essere molti i nomi de' venti, come da noi si sia detto essere soli otto. Ma se rifletteranno, che il giro della terra, secondo il corso del sole e l'ombra del gnomone equiniziale e l'inclinazione della sfera, da Erastotene Cireneo fu con regole matematiche e goemetriche trovato essere di duecentocinquantaduemila stadii, i quali fanno trentuno milioni cinquecento mila paesi: e l'ottava parte di questo spazio, che è occupata da ciascun vento, non è men di tre milioni novecento trentasette mila cinquecento passi; non dovranno dico meravigliarsi, se scorrendo per sì grande spazio anche un vento medesimo, ne formi diversi, cambiandosi per gli urti e per le riflessioni.


Sfera de' venti colle situazioni, e nomi tanto antichi, quanto moderni
("Tavole ai libri dieci dell'Architettura di M. Vitruvio Pollione" Tav II - Fig. 1)

Quindi è, che a destra e a sinistra dell'Ostro sono Ostro terzo sopra Scirocco, e Ostro terzo sopra Libeccio: intorno al Libeccio , Libeccio ter. s. Ostro, e Libeccio ter. s. Ponente: intorno a Ponente, Ponente ter. s. Libeccio, e ne' tempi proprii Ponente ter. s. Maestro: a' lati di Maestro, Maestro ter. s. Ponente, e Maestro ter. s. Tramontana: intorno a Tramontana, Tramontana ter. s. Maestro e Tramontana ter. s. Greco: a destra e a sinistra di Greco, Greco ter. s. Tramontana e Greco ter. s. levante: intorno al Levante, Levante ter. s. Greco; e in tal tempo determinato Levante ter. s. Levante, e Scirocco ter s. Ostro.

Sonovi oltre a questi molti altri nomi e direzioni di venti, tratti o da luoghi o da fiumi, o da monti: come anche quelle aure mattutine, le quali sorgono al nascer del sole, perché questo mettendo in moto le parti sotterranee, n'estrae fuora i vapori, i quali spinti dall'impeto del sole sorgente, formano quelle aure mattutine, le quali, se durano anche dopo nato il sole, essendo una specie di Scirocco, i Latini le chiamano Euro: ed appunto perché si genera dalle aure, lo cominciarono i Greci a chiamare Euros. Si crede, che anche per cagion delle aure mattutine abbiano i Greci chiamato il dì seguente Aurion.

Sonovi alcuni, i quali negano che abbia Eratostene potuto appurare la giusta misura del giro della terra. Ma o che sia giusta o no, non lascia d'esser giusta la distribuzione, che abbiamo descritta della direzione de' venti: come anche è vero, che non ogni vento ha la stessa, ma chi maggiore e chi minore violenza.
Acciocché più chiaramente s'intendano queste cose, giacché sono state con brevità spiegate, ho stimato a proposito mettere alla fine del libro due figure, o come i Greci dicono schémata: una delle quali mostra le direzioni di ciascun vento, e l'altra il modo come di ripari a' loro soffi dannosi colle contrarie direzioni delle strade e de' vicoli.

Sia in un perfetto piano il centro A, l'ombra del gnomone prima di mezzogiorno in B: dal centro A colla distanza B si tiri un cerchio: disposto il gnomone al luogo suo, si aspetti che scemi, e ricresca di nuovo l'ombra dopo mezzogiorno, e giunga ad essere eguale a quella della mattina, tocchi cioé la circonferenza in C.



Pianta di una città riparata da' venti
("Tavole ai libri dieci dell'Architettura di M. Vitruvio Pollione" Tav II - Fig. 2)

Co' due centri B e C si descrivanodue cerchi, che si tagliano in D, e per questo punto D e pel centro si tiri una linea fino all'estremità EF. Questa sarà la meridiana, che mostra il mezzogiorno e il settentrione. Indi si prenda col compasso la decima sesta parte di tutta la circonferenza, e fatto centro in E, ove la meridiana tocca la circonferenza, questa si segna alla destra e alla sinistra in G e H; come parimente dal punto F si trasporti a destra e a sinistra in I e K, da G a K, e da H a I si tirino le linee che passino per lo centro: così lo spazio G H sarà del vento Ostro, e della parte meridiana, e quello fra I K della tramontana. Il resto si divide ugualmente in tre parti a desta e tre a sinistra: quelle verso oriente ne' punti L ed M, quelle verso ponente in NO: da M ad O, e da L ad N tirate le linee divideranno intorno otto spazii uguali di venti.

Fatta questa figura, saranno in ciascun angolo dell'ottangolo, cominciando da mezzogiorno fra Scirocco ed Ostro, la lettera G: fra Ostro e Libeccio H: fra Libeccio e Ponente N: fra Ponente e Maestro O: fra Maestro e Tramontana K: fra Tramontana e Greco I: fra Greco e Levante L: e fra Levante e Scirocco M.
Ciò fatto, fra gli angoli dell'ottagolo si ponga la squadra (o a h, k a n ), e così si tireranno otto direzioni di strade e di vicoli.




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