Marco Vitruvio Pollione è stato architetto e scrittore, attivo nella seconda metà del I sec. a.C.
È ed è stato il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.
Le poche notizie sulla sua vita si deducono dalle note autobiografiche che riportava sui propri trattati.
Probabilmente è stato ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare e poi architetto-ingegnere sotto Augusto.
Il De Architectura è l'unico testo latino di architettura giunto pressoché integro, fino a noi.
Ancora oggi è un testo importante e di grandissimo valore per la realizzazione di opere che guardano all'impiego di materiali naturali, bioclimatici e passivi.

dal Libro Primo - del De Architectura di Marco Vitruvio Pollione,
nella traduzione di Berardo Galiani, stampato in Venezia il 1854
Il trattato De Architectura fu scritto, probabilmente tra il 29 ed il 23 a.C.

Leggendo le sue pagine, ci ritroviamo di fronte ad una attualità inaspettata, divertente e riflessiva.


LIBER PRIMUS - CAPO V
DELLA COSTRUZIONE DELLE MURA E DELLE TORRI

CAPUT V - DE FUNDAMENTIS MURORUM ET TURRIUM

Scrive Vitruvio:

Dopodiché dunque con queste regole si sarà ricevuta la salubrità nella situazion delle mura, e si saranno scelti luoghi abbondanti di frutti per nutrire la popolazione; e le strade accomodate, o il comodo de' fiumi, o il traffico per lo mare, rendendo facili i trasporti alla città: allora le fondamenta delle torri e de' muri si faranno in questa maniera: si caverà fino al sodo, se si potrà ritrovare, e sul sodo, quanto parrà necessario a proporzione della grandezza dell'opera, ma di grossezza maggiore di quella de' muri, che si dovranno fare sopra terra e si riempiranno di fabbrica la più forte.

Le torri debbono sporgere in fuori dalla parte esteriore delle mura, acciocché se mai volesse il nemico assaltare il muro, venga offeso a destra e a sinistra dalle aperture laterali delle torri. Soprattutto dee badarsi, che non sia facile l'approccio ad abbattere il muro, ma si debbono tirare attorno de' fossi, e fare in modo, che gl'ingressi delle porte non siano diritti, ma torti a sinistra; perché così il muro riguarderà il lato destro degli aggressori, il quale non sarà coperto dallo scudo.
La forma della città non dev'esser quadrata, nè di angoli acuti, ma circolare, acciocché il nimico sia da più luoghi scoperto; imperocché in quelle città, le cui mura formano angoli acuti, riesce malagevole la difesa, perchè l'angolo ripara più il nemico, che il cittadino.

La larghezza del muro stimo, che si debba far tale, che incontrandosi due uomini armati, possano passare oltre, senza che l'uno impedisca l'altro.
Tutta la larghezza del muro sia attraversata da pali d'ulivo abbrustolati, quanto più stretti si possano, acciocché le due fronti del muro, concatenate con questi pali come con arpioni, abbiano eterna durata. Perocché a questo legname non può nuocere nè intemperie, nè tarlo, nè antichità, ma tanto sepolto sotto terra, quanto posto nell'acqua, dura lungo tempo servibile senza difetto. Perciò non solo le muraglie, ma ance le fondamenta ed altri muri, che si faranno di simile grandezza, collegati in questa maniera, non pericoleranno così presto.

La distanza fra le torri deve esser tale, che non sia più di un tratto di saetta: acciocché se ne viene attaccata qualcheduna, possano essere respinti i nemici da quelle torri, che sono a destra e a sinistra, con gli scorpioni e con altri saettamenti. Parimente il muro delle torri dalla parte di dentro dee rimaner tagliato per quanto è la larghezza delle torri, tanto che i passaggi e il piano di dentro delle torri siano di legno, nè anche fermati con ferri. Imperciocché se il nemico avrà occupata qualche parte della muraglia, i difensori la taglieranno; e se saranno pronti a farlo, gl'impediranno il penetrare nelle altre parti della muraglia e delle torri, seppur non si volessero precipitare. Le torri dunque debbono farsi o rotonde, o poligone: poiché le quadrate sono facilmente fracassate dalle macchine, perché gli arieti percuotendo rompono gli angoli: ma nelle figure rotonde non possono nuocere, non facendo altro che spingere verso il centro le pietre, che sono come tanti conii.

E se alle fortificazioni delle mura e delle torri si aggiungono i terrapieni, saranno più sicure: perché nè gli arieti, nè le mine, nè altre macchine potranno in conto alcuno nuocere. Non si deve però in ogni luogo alzare questo terrapieno, ma bensì solo, ove di fuori dal muro vi fosse un luogo eminente, dal quale si potesse per cammino piano venire ad attaccare le mura. In questo caso si hanno a fare prima fossi quanto più larghi e alti si può; cavare le fondamenta del muro fino al fondo di detti fossi, e costruirle di grossezza tale, che possa reggere il terrapieno. Di più dalla parte di dentro dee costruirsi un altro fondamento distante molto da quello esteriore, talmenteché possano sopra la larghezza di quel terrapieno stare a difendersi i soldati schierati, come in battaglia. Fatte queste prime fondamenta così distanti, ve ne vogliono delle altre poste attraverso, situate a guisa di pettine con denti simili a quelli delle seghe, che concatenino l'esteriore con l'interiore. In questo modo il gran peso del terreno, perché è diviso in piccole porzioni, e non preme tutto insieme, non potrà mai diroccare le fondamenta delle mura.

Di che materia poi si abbino a fabbricare le mura, non si può stabilire: perché non in ogni luogo si possono avere que' materiali, che si desiderano; ma secondo ove sono, bisogna adoprare o pietre lavorate, o selci, o tufo, o mattone cotto o crudo: imperciocché non tutti i luoghi possono avere il muro fatto di mattone cotto e di bitume liquido, invece di calce e arena, come in Babilonia; ma possono avere tanti simili materiali, che se ne possano fare mura perfette di durata, e senza difetto.




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