Marco Vitruvio Pollione è stato architetto e scrittore, attivo nella seconda metà del I sec. a.C.
È ed è stato il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.
Le poche notizie sulla sua vita si deducono dalle note autobiografiche che riportava sui propri trattati.
Probabilmente è stato ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare e poi architetto-ingegnere sotto Augusto.
Il De Architectura è l'unico testo latino di architettura giunto pressoché integro, fino a noi.
Ancora oggi è un testo importante e di grandissimo valore per la realizzazione di opere che guardano all'impiego di materiali naturali, bioclimatici e passivi.

dal Libro Primo - del De Architectura di Marco Vitruvio Pollione,
nella traduzione di Berardo Galiani, stampato in Venezia il 1854
Il trattato De Architectura fu scritto, probabilmente tra il 29 ed il 23 a.C.

Leggendo le sue pagine, ci ritroviamo di fronte ad una attualità inaspettata, divertente e riflessiva.



CAPO II
di che si formi l'architettura

CAPUT II - EX QUIBUS REBUS ARCHITECTURA CONSTET

Scrive Vitruvio:

L'Architettura si compone di ORDINAZIONE, che in greco si dice Taxis; DISPOSIZIONE, che i Greci chiamano Diathesin; di EURITMIA, SIMMETRIA, DECORO e DISTRIBUZIONE, che i Greci chiamano Oeconomia.

L'ORDINAZIONE è un misurato comodo dei membri di una fabbrica presi separatamente, e il rapporto di tutte le sue proporzioni alla Simmetria: si regola questa dalla Quantità che in greco si dice Posothes: la Quantità poi è la giusta distribuzione dei MODULI presi dalla stessa opera, e adattata a ogni membro di ciascuna parte della medesima.

La DISPOSIZIONE è una propria situazione delle cose e un vago effetto dell'opera negli accordi per cagione della Qualità. Le specie della Disposizione, le quali in greco di chiamano Idee, sono la Pianta, l'Alzato e la Prospettiva.
La Pianta è quel disegno in piccolo, fatto con compasso e riga, secondo il quale poi si formano le figure delle Piante in grande.
L'Alzato è l'aspetto della facciata, e un disegno in piccolo colorito colle misure corrispondenti all'opera futura.
La Prospettiva è il disegno ombreggiato della facciata e de' fianchi, che sfuggono, sì che concorrano tutte le linee visuali ad un punto.

Tutte tre queste nascono dal PENSIERO e dall'INVENZIONE

Il PENSIERO è una riflessione piena di attenzione, applicazione e vigilanza col piacere della felice riuscita nella cosa proposta.
L'INVENZIONE poi è la soluzione de' problemi oscuri, e la ragione della cosa nuova ritrovata con vivacità.

Queste sono le parti della Disposizione.

L'EURITMIA è il bello e grato aspetto cagionato dalla disposizione delle membra. Si ha quando di dette membra corrisponde l'altezza con la larghezza, e la larghezza con la lunghezza, e in so,,a tutte le cose hanno la loro giusta PROPORZIONE.

La SIMMETRIA è un accordo uniforme fra le membra della stessa opera, e una corrispondenza di ciascuno delle medesime separatamente a tutta l'opera intera. Siccome nel corpo umano vi è simmetria fra il braccio, il piede, il palmo, il dito e le altre parti: così lo stesso è anche in ogni opera perfetta.
E primieramente ne' tempii si cava il Modulo dalla grossezza delle colonne o dal Triglifo: nelle Baliste dal buco, che i greci chiamano Peritreton: nelle navi dallo Interscalmio, il quale si chiamo Dipechice: così in tutte le altre opere da qualche membro si cava la misura della Simmetria.

Il DECORO è un raffinato aspetto dell'opera, composto di cose approvate dalla ragione: questo si regola o dallo Statuto, che in Greco si dice Thematismos, o dalla consuetudine, o dalla Natura.
Collo Statuto, quando a Giove Fulminante, al Cielo, al Sole ed alla Luna si fanno tempii allo scoperto e senza tetti: e questo perchè gli aspetti e gli effetti di questi Dei compariscono a cielo scoperto e lucente.
A Minerva, a Marte e ad Ercole si faranno edificii dorici: imperciocchè a questi Dei convengono a cagion del loro valore edificii senza delicatezza.
A Venere, a Flora, a Proserpina e alle Ninfe de' fonti saranno proprii edificii corintii: perchè riflettendosi alla gentilezza di questi Dei, parrà che i lavori delicati ed ornati di fiori, fronde e volute accrescano il proprio loro decoro.
A Giunone, a Diana, a Bacco e ad altri Dei di tal simiglianza si terrà la via di mezzo, facendo gli edifici ionici, i quali saranno proprii, perchè partecipano della sodezza dorica e della delicatezza corintia.

Sarà DECORO DI CONSUETUDINE quando ad edificii magnifici nell'interno, si adatteranno anche entrate proporzionate e magnifiche: che se l'interno sarà bello, gl'ingressi all'incontro ignobili e rozzi, non vi sarà Decoro.
Così parimente se ne' corniciami Dorici si scolpiranno dentelli nella cornice, o sopra capitelli e colonne Ioniche s'intaglieranno triglifi nelle cornici, trasporando così le cose proprie di un Ordine in un altro, allora si offenderà la vista, poichè sono già state ne' tempi addietro stabilite consuetudini diverse e proprie in ciascun Ordine.
Il DECORO NATURALE poi sarà questo: primo, se per ogni tempio si sceglieranno siti di buona aria, con fonti d'acqua sufficienti, ed ivi si fabbricheranno: e questo specialmente se i tempii saranno di Esculapio, della Salute o di altri Dei, colla medicina dei quali pare, che molti infermi si sanino. Imperciocchè trasportando i corpi infermi da un luogo infetto in uno salubre, e dando loro l'uso anche di acque salubri, si ristabiliranno più presto. Così avverrà che la Divinità ingrandirà con credito il suo nome per la natura del luogo.
Pariemente Decoro naturale sarà, se nelle camere e nelle librerie si prenderanno i lumi dall'oriente: ne' bagni e nelle stanze d'inverno dall'occidente iemale: nelle gallerie, ed ove si richiede un lume sempre uguale dal settentrione; perchè questo aspetto del cielo non cresce, nè scema di lume nel corso del sole, ma resta per tutto il giorno costante ed immutabile.

La DISTRIBUZIONE è il comodo uso del materiale e la parca spesa ne' lavori, moderata dalla ragione. Questa si osserverà, se in primo luogo l'Architetto non s'impegnerà in quelle cose, le quali non si possono ottenere, e mettere in esecuzione senza grande spesa. Per esempio non in ogni luogo si trova l'arena di cava, la pietra, l'abete e il suo fusto, il marmo, ecc.: ma quale nasce in un luogo e quale in un altro, e queste cose non si possono avere, se non con difficoltà e dispendio; perciò bisogna servirsi dell'arena di fiume, o di quella di mare, ma lavata, quando manca quella di cava.
Alla scarsezza d'abete e del suo fusto si riparerà con adoprare cipresso, pioppo, olmo, pino, ecc. e così del resto.

Un'altra specie di DISTRIBUZIONE è quella, che dispone diversamente gli edifici secondo i diversi usi de' padri di famiglia, e secondo la quantità del denaro, o la decenza delle persone d'autorità: imperciocchè bisogna diversamente distribuire le case di città da quelle ove si ripongono i frutti delle ville: diversamente quelle de' negozianti da quelle de' benestanti ed agiati: e per que' signori, i quali entrano nel governo della repubblica, si distribuiranno secondo il bisogno: ed insomma ogni distribuzione di casa si deve fare adattata a ciascuna persona.




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