LE COSTRUZIONI IN TERRA CRUDA:
  • Sono state e vengono tuttora realizzate a quasi tutte le latitudini della terra. Stime UNESCO dimostrano che più di un terzo della popolazione mondiale vive in case costruite con la terra.
  • Sono state e vengono costruite in zone climatiche molto differenti tra loro (dai territori africani, dove non piove mai, al Canada, dove la presenza di nevi si può ritenere una costante).
  • Insistono su territori caratterizzati da diversi gradi di sismicità.
  • Se costruite con le adeguate tecniche ed adeguatamente protette, possono durare anche centinaia di anni.
  • Sono composte sia strutturalmente che esteticamente (intonaco) dal più antico materiale da costruzione. Il suo utilizzo è attestato sin dal neolitico.
I materiali naturali sono stati per secoli l'ingrediente unico di tutte le opere architettoniche giunte fino a noi, di tutte le abitazioni, di tutti i manufatti, di tutte quelle case di cui vantiamo la longevità e la solidità delle mura.

 

IL MATERIALE "TERRA CRUDA" (4)

REGOLE DA RISPETTARE PER UNA BUONA COSTRUZIONE
  • Il muro composto da mattoni di terra, deve essere separato dal terreno, interponendo, tra questo ed il muro, uno zoccolo in pietra o in mattoni cotti, di altezza superiore a 50 cm. In questo modo si garantisce una adeguata protezione delle pareti dall’umidità proveniente dal terreno.
  • Le pareti portanti devono essere realizzate con una spessa sezione del muro, maggiore di cm 40.
  • Il baricentro dell’edificio deve essere tenuto basso; questo significa che la realizzazione non deve superare i 2 livelli sovrapposti.
  • Deve essere prevista la messa in opera di un buon isolante orizzontale che possa bloccare l’eventuale umidità di risalita, tra il terreno e la fondazione e tra il muro perimetrale in pietra ed il muro di terra. L’isolamento può essere realizzato anche con materiali quale il coccio pesto, traspirante e altamente impermeabile (usato dai romani, in particolare, per contenere l’acqua nelle cisterne).
  • La copertura deve essere il più possibile leggera (es. copertura in legno) ed il più possibile sporgente, in modo da riparare i muri dalla pioggia e dal gelo. In particolar modo il muro deve essere riparato quando si trova ancora allo stato umido. Ripararlo e non coprirlo o soffocarlo, in modo da garantire un corretto arieggiamento tutto intorno alle pareti.
  • La fabbricazione dei mattoni in cantiere, richiede una certa pazienza e capacità. I tempi ed i ritmi devono essere necessariamente diversi da quelli ai quali siamo abituati;
  • Bisogna garantire all’edificio una semplice, ma adeguata e costante manutenzione, quale può essere quella di intervenire con un pennello per stendere un composto di acqua e terra in modo da chiudere le spaccature che si possono creare sulla parete.

PREPARAZIONE ARTIGIANALE DEL MATTONE:
  • Predisporre un impasto di terra mescolata a paglia o ad altre fibre vegetali. Se la terra contiene elevate percentuali di argilla, sarà meglio mischiarla con la sabbia. Per trovare le giuste quantità, conviene preparare un solo mattone ed aspettare che asciughi. Se si spaccherà, allora dovremmo aggiungere altra sabbia o altra paglia.
  • La preparazione dell’impasto può essere fatta anche all’interno della cava, con un piccone o una zappa larga, ammorbidendo la terra sino a darle la consistenza di una pasta morbida.
  • La terra può anche essere passata ad un setaccio e poi versata in un miscelatore meccanico, aggiungendo acqua sino a ottenere l’impasto voluto.
  • Per costruire un centinaio di mattoni con dimensioni 40x20x10 occorre circa un mc di terra.
  • Mischiare la terra con della paglia sminuzzata (circa mezzo sacco ogni 100 mattoni).
  • Lasciare riposare l’impasto per una notte in modo da dare tempo ai materiali non fibrosi di decomporsi.
  • Costruire uno stampo di legno delle dimensioni che si vogliono dare al mattone, tenendo conto del ritiro della terra.
  •  Iniziare la produzione di mattoni.
  • Versare dentro allo stampo senza fondo l’impasto che deve essere piuttosto elastico.
  • Livellare l’impasto con le mani ed utilizzare una stecca di legno per pareggiare le superfici ed eliminare le eccedenze.
  • Separare i mattoni dallo stampo: sollevare lo stampo e lasciare il mattone fresco sul ripiano dove è stato modellato l'impasto. È possibile utilizzare una palanca/tavola di legno che di volta in volta, viene sostituita e riposta nel luogo dell'essiccazione. È utile disporre sul piano di lavoro una certa quantità di sabbia sulla quale il mattone potrà asciugare. Si può versare un po' di sabbia anche sulla superficie superiore del mattone, in modo da garantire una costante asciugatura.
  • Immergere lo stampo in una bacinella piena d’acqua in modo da ripulirlo (se non è pulito bene il prossimo mattone attaccherà alle superfici).
  • Stoccare i mattoni in luoghi ventilati e all’ombra per un periodo che va da una a tre settimane.
  • Mattoni di piccole dimensioni sono più facilmente lavorabili, ma ci vorrà più tempo per la posa in opera. Mattoni grandi sono più difficili da manipolare e la loro essicazione può durare più tempo.
  • L’essiccazione può durare da un minimo di 3 giorni nella stagione calda a un massino di 30 in primavera ed in autunno. Evitare il periodo invernale.

ESSICCAMENTO E RITIRO
  • La fase dell’essiccamento, ovvero dell’evaporazione e quindi dell’allontanamento dell’acqua, comporta sempre una riduzione della dimensione del materiale:
  • FASE 1: Allontanamento del velo liquido che copre la superficie e gli strati immediatamente adiacenti. L’acqua passa allo stato di vapore, dalla superficie bagnata all’aria circostante, più velocemente quanto maggiore è la temperatura dell’aria e la sua velocità e quanto minore è l’umidità;
  • FASE 2: viene richiamata per capillarità l’acqua presente all’interno e l’evaporazione inizia a formarsi anche sotto la superficie. La presenza della paglia garantisce un veicolo con il quale il vapore viene convogliato all’esterno con più regolarità.
  • Le particelle solide, inizialmente separate da veli d’acqua, alla fuoriuscita del liquido sono sollecitate a muoversi e ad avvicinarsi, con una conseguente riduzione del materiale. Se il fenomeno avviene con regolarità, senza ostacoli, non dovrebbero sorgere tensioni di trazione pericolose, che possano portare a lesioni del materiale. La presenza della paglia contribuisce a regolarizzare le tensioni della massa.
  • Il ritiro solitamente si attesta tra lo  0,5% e lo 0,2%.
  • La maggiore perdita di volume iniziale dipende dalla:
  • quantità di acqua utilizzata per l’impasto;
  • quantità di sabbia e ghiaia che rappresentano lo scheletro;
  • presenza di Paglia;
  • presenza di additivi (es. calce) che agiscono da stabilizzanti a discapito della porosità finale del materiale allo stato secco.
  • Una maggiore quantità di acqua utilizzata nella fase dell’impasto dà luogo ad una maggiore porosità del materiale allo stato secco. Ad alti valori di porosità corrispondono bassi valori di peso specifico, condizionato comunque dalla presenza della paglia e dal tipo di inerti usati (se pomice peserà di meno).
  • Minore è la quantità di acqua e minore risulteranno i micro-pori e più alta sarà la resistenza meccanica.
  • DIMENSIONI OTTIMALI DEL MATTONE
  • Spessore < 15 cm (garanzia che l’essiccamento possa completarsi entro tempi ragionevoli)
  • Lunghezza < 100 cm
  • Dimensione massima (in modo tale da poter essere maneggiato)

PROTEZIONE DELL’EDIFICIO IN TERRA
  • L’intonaco è l’elemento indispensabile per proteggere la struttura in terra, così facilmente soggetta a degrado.
  • Gli intonaci possono essere:
  • DI CALCE (IDRAULICA, AEREA o GRASSELO): La stabilità dell’intonaco di calce mantiene un alto grado di compatibilità fisica con la struttura muraria   
    QUANTITÁ di SABBIA /GRASSELLO = 3/1 o 4/1 a seconda della plasticità e adesività riscontrabile nell’impasto e nella stesura in parete.   
    L’adesione al paramento murario può essre resa più stabile con la tecnica della inserzione di cocci (tegole, scaglie di pietra e di mattoni).   
    Gli intonaci a calce possono essere soggetti ad alterazioni di carattere fisico, chimico o all’insediamento di specie vegetali che possono portare al distacco del paramento murario in terra o a disgregazioni dovute alla cristallizzazione saline e alla gelività.
  • DI TERRA: utilizzata in particolare nelle zone dove l’approvvigionamento della calce non risultava facile, separando le frazioni più grossolane e con una messa in opera che deve procedere per strati successivi progressivamente più fini. Il ritiro deve essere fronteggiato con un’adeguata presenza di fibre.
  • DI CALCE E TERRA: Formulazione di una malta che vede la terra come materiale di base e l’aggiunta di piccole quantità di calce come stabilizzante sia dimensionale che rispetto all’azione erosiva dell’acqua (tra il 5-10%).

INTONACO DI TERRA
  • Fatto della stessa terra con percentuale maggiore di sabbia (per rendere l’impasto più magro e strutturato).
  • Si stende come un normale intonaco.
  • La manutenzione si fa con terra e acqua (pennello).
  • In particolare all’esterno si può stendere un intonaco di calce. In questo caso la manutenzione si fa con la calce a pennello.

PAVIMENTI IN TERRA
  • Possono essere impiegati nei solai in legno in modo da attutire le trasmissioni dei rumori, posati sopra l’assito riempendo le fughe con sabbia. Sistema vantaggioso poiché la posa è a secco e non si sviluppa umidità, né durante la posa, né dopo. Consente di velocizzare i tempi di costruzione, poiché non bisogna attendere i 30 giorni dell’asciugatura del massetto.

PITTURA
  • La pittura copre l’intonaco, lo decora e lo protegge, se adeguatamente composta.
  • È formata da tre componenti di base: il legante, il pigmento e la fase disperdente.
  • Il legante tradizionale impiegato e maggiormente affine con la struttura è la calce (idrossido di calcio). Il processo di carbonatazione che si svilupperà sulla superficie a contatto con l’anidride carbonica e l’umidità dell’aria, trasformerà la calce in carbonato di calcio (calcite) che sarà in grado di legare a sé i pigmenti e di legarsi all’intonaco.
  • La calce può anche contribuire all’igiene degli ambienti interni in quanto la sua forte alcalinità iniziale le conferisce effetti antisettici.
  • I pigmenti sono delle finissime polveri inorganiche, generalmente costituite da varietà di ossidi di ferro. In generale si usano i pigmenti derivanti da terre nelle quali gli ossidi di ferro, presentano colori rosso, giallo, ocra, bruno, verde.
  • Il liquido che funge da disperdente e consente l’omogeneizzazione e la stesura in parete è l’acqua. La calce dispersa in una quantità molto elevata di acqua si chiama latte di calce. Il tenore di idrossido nel latte di calce può variare entro ampi limiti, in funzione del ruolo che si vuole far assumere alla pittura:
  • Per rapporti in volume pari a 1:1 a 1.3 la dispersione è abbastanza carica da potersi impiegare come pittura bianca ed è in grado di fungere da sigillante delle piccole lesioni che possono essere insorte nell’intonaco.
  • Il valore del pigmento necessario per avere la saturazione del colore può variare dal 10 al 25% (rispetto alla calce) se si usano le terre o dal 5 al 15% se si usano ossidi puri.
  • Le dispersioni con rapporti calce/acqua da 1:5 a 1:20 possono ancora essere usate per pitture, ma per avere una accettabile saturazione del colore occorre portare il tenore di pigmento a valori decisamente più alti.
  • L’operazione di colorazione può essere condotta “a fresco” (su intonaco applicato di recente), a carbonatazione del legante ancora in corso, o su intonaco asciutto. In questo ultimo caso l’intonaco deve essere preventivamente bagnato.
  • Per avere un effetto più coprente è indicato ripassare la pittura più volte.
  • Il colore iniziale che vediamo sulla pittura bagnata, una volta asciutta si presenta più chiaro.

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