ago 2010
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Tutti
conosciamo la favola dei tre porcellini e delle loro casette di paglia,
legno e mattoni, le prime due distrutte dal lupo e la terza rimasta in
piedi.
Ebbene, vi posso assicurare che esistono case di paglia e legno che non
solo non volano via (sebbene lupi nella zona ce ne siano!), ma che sono
anche sicure ed ecologiche.
Quest’estate, nelle prime due settimane di agosto, ho partecipato con un’associazione di volontariato ad un cantiere in autocostruzione di case realizzate in balle di paglia.
Si tratta del progetto EVA di Pescomaggiore, in Abruzzo, un villaggio di bilocali e trilocali realizzato a basso impatto ambientale e nel rispetto della normativa vigente.
Come futuro architetto ero molto incuriosita da questa tipologia
costruttiva che ho scoperto per la prima volta. In realtà, come mi
hanno spiegato in seguito, non è affatto nuova, ma già praticata da
qualche secolo negli USA dai primi pionieri.
Trattandosi di un Ecovillaggio, le abitazioni sono dotate anche di un
impianto di fitodepurazione per lo smaltimento dei rifiuti organici, di
sistemi di raccolta dell’acqua piovana per irrigare gli orti a
disposizione degli abitanti e di pannelli fotovoltaici per la fornitura
di energia elettrica.
Lo scopo del villaggio è realizzare un esempio di filiera in cui ogni cosa serva ad un’altra e nulla vada sprecato.
Il lavoro dei volontari presenti al campo è stato di vario genere,
anche a seconda delle esperienze. Alcuni, infatti, erano specialisti
come falegnami, carpentieri, idraulici ma molti altri, come me,
semplici volontari impiegati nei più disparati compiti.
Nelle due settimane in cui sono stata lì, le attività di cui ci siamo
occupati sono state le più varie: dal raccogliere le balle di paglia
nei campi, allo stendere l’intonaco sulle pareti, alla semina di un
campo di zafferano, alla realizzazione di una copertura per le bombole
del gas.
Per quanto riguarda gli aspetti operativi del progetto, diciamo subito
che la tecnologia costruttiva delle case ha previsto l’utilizzo di una
struttura portante in legno e di una tamponatura in balle di paglia, il
tutto poggiante su una platea di fondazione in cemento armato.
Dopo aver messo in piedi la struttura lignea, costituita da pilastri e
da quattro capriate, siamo passati alla sistemazione delle balle dove
sarebbero sorti i muri; le balle di paglia sono state stabilizzate
piantandovi delle barre in ferro o dei picchetti in legno. Poi è stata
posta una rete metallica a copertura delle balle, per la successiva
stesura dell’intonaco.
Le balle di paglia fungono da mattoni e materiale coibente al tempo
stesso, non sono necessari ulteriori rivestimenti e l’esecuzione può
essere abbastanza rapida sia se viene effettuata da personale
competente sia che venga effettuata da personale non specializzato.
Durante la mia permanenza al campo le case già in piedi erano 4, di cui
due abitate e due da finire. L’attività dei volontari si è pertanto
concentrata su queste ultime due. Il lavoro a cui ho preso parte
insieme agli altri volontari (anche con un certo entusiasmo, da
attribuire alla novità della cosa) è stato contribuire alle operazioni
di intonacatura interna di una delle 2 case da terminare.
L’intonaco utilizzato è un intonaco a base di calce, da stendere in tre strati
sia all’interno che all’esterno (per l’esterno l’ultimo strato è
costituito anche da pigmenti di colore, così da far risultare le pareti
colorate). L’intonaco è steso a frattazzo ed ha uno spessore maggiore
rispetto a quello utilizzato nella muratura tradizionale.
Un intonaco a base di calce, a differenza di uno cementizio, consente
la traspirabilità delle murature, permettendo il passaggio del vapore
ed evitando così la formazione di umidità che potrebbe danneggiare la
paglia.
Infatti, quello della facile deperibilità della paglia, dovuta alla sua
origine naturale, è un aspetto che va tenuto in considerazione sia in
fase di progetto che di cantiere.
Una volta raccolte, le balle possono essere conservate anche in
cantiere, accatastando le une sulle altre, avendo cura di non
appoggiarle sul terreno ma su una pedana o comunque su una struttura
che le tenga distanziate dal terreno di almeno 5/10 cm. Se i tempi di
cantiere sono lunghi, risulta opportuno coprirle anche con un telo in
modo da tenerle al riparo dalla pioggia, garantendo però un’adeguata
areazione per evitare le muffe.
Naturalmente è bene ricordare che la paglia sciolta è materiale
infiammabile, ma le balle di paglia, realizzate mediante sistemi di
precompressione ed i muri, adeguatamente rivestiti da uno strato spesso
di intonaco, garantiscono un’ottima resistenza al fuoco della struttura
tutta. Inoltre, questi elementi fanno sì che gli animali non possano
costruirvi tane. La paglia poi non ha problemi di parassiti, come
invece il legno.
Per la protezione delle strutture in legno
esposte agli agenti atmosferici (il tavolato del portico e le travi
della copertura), è stato utilizzato un composto costituito da acqua e
sali di boro, spruzzato direttamente sul legno. Questa operazione
assicura una buona protezione del legno da insetti e parassiti, oltre
ad essere un prodotto completamente naturale.
L’aspetto organizzativo del cantiere è stato impostato su parametri di sostenibilità e di autocostruzione:
i futuri proprietari, con l’aiuto di volontari, hanno partecipato, con
il proprio contributo e lavoro, alla costruzione e definizione della
propria casa, garantendosi, allo stesso momento, il contenimento dei
costi di costruzione.
Naturalmente in
un cantiere in autocostruzione non può mancare la presenza di
professionisti che seguono l’intero processo, per garantire
l’assistenza tecnica ed il rispetto delle norme di sicurezza.
L’evento del terremoto in Abruzzo ha cambiato parecchie cose,
stravolgendo interi paesi, vita ed abitudini delle persone. Il progetto
EVA, che è nato prima del 6 aprile, anche se il cantiere è iniziato
dopo, è diventato anche una molla per ripartire subito con la
ricostruzione e per cercare di tornare alla normalità: le case
costruite, oltre ad una foresteria, ospitano alcune famiglie che hanno
perso la propria abitazione.
La pratica dell’autocostruzione è risultata incarnare al meglio lo
spirito del progetto, cioè il recupero dell’abitato di Pescomaggiore,
attraverso il coinvolgimento degli abitanti nella progettazione e
realizzazione, al fine di garantire un connubio fra gli abitanti stessi
e la loro casa-villaggio.
In conclusione, la paglia può
ritenersi un buon materiale da costruzione, che consente bassi costi di
gestione perché bassi sono i consumi energetici di una casa realizzata
con questo materiale. Non presenta grosse difficoltà di
reperimento trattandosi del recupero dello stelo della pianta dei
cereali, cioè quella parte che rimane dopo la trebbiatura e che di
solito non viene raccolta.
Anche in Italia si sta diffondendo l’utilizzo di questa tecnica
costruttiva, sia per promuovere la diffusione di tecniche sostenibili,
sia per sostenere l’edilizia sociale e l’autocostruzione, il tutto
all’interno di una più ampia visione che comprende anche una dimensione
sociale, ecologica e culturale.
Ludovica
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